attualitàN. 24 · 31 luglio 2026 · 5 min di lettura
La clausola sull'intelligenza artificiale nascosta dentro un contratto di lavoro
Il rinnovo del contratto nazionale della sanità pubblica introduce per la prima volta in questo comparto un titolo dedicato all'intelligenza artificiale, con l'obbligo di avvisare prima e la responsabilità che resta umana dopo. Il dettaglio dice più sulla direzione dell'AI sul lavoro di qualunque annuncio di prodotto.
Un aumento in busta paga e una clausola che pesa di più
Il 30 luglio 2026 Aran e le sigle sindacali hanno firmato il rinnovo del contratto nazionale del comparto sanità per il triennio 2025-2027, con un aumento medio di 209 euro lordi al mese che sale a 240 euro per il personale infermieristico e arretrati fino a 2.300 euro. Sono le cifre che hanno aperto le cronache, come riporta Ansa. Ma il testo del contratto, che riguarda oltre 592.638 dipendenti tra infermieri, tecnici, personale amministrativo e della riabilitazione, contiene per la prima volta in questo comparto un titolo interamente dedicato all'intelligenza artificiale, undici articoli che nessun titolo di giornale ha messo in prima pagina.
La clausola stabilisce che nessuna decisione con effetti legali o con un'incidenza significativa sul rapporto di lavoro possa essere adottata in modo prevalente o esclusivo da un sistema automatico, senza un adeguato intervento umano. Il presidente di Aran Antonio Naddeo lo ha sintetizzato così.
Il principio fondamentale è che la responsabilità di chi decide non può però essere delegata a un algoritmo.
Non è una frase di circostanza. È la riga che, in un contratto collettivo firmato e vincolante per quasi seicentomila persone, stabilisce chi risponde quando un algoritmo entra nella gestione di persone, e a differenza di una dichiarazione politica o di un principio enunciato in un regolamento, questa riga produce effetti concreti dal giorno dopo la firma.
Una regola non nuova, ma un comparto dove pesa di più
Come conferma anche Il Sole 24 Ore, il principio in sé non nasce oggi. Altri comparti della pubblica amministrazione lo avevano già inserito nei rinnovi contrattuali degli ultimi anni, in risposta alla diffusione di sistemi di videosorveglianza, controllo degli accessi e software di valutazione del personale negli uffici. In quei casi la novità era passata quasi inosservata, perché riguardava soprattutto pratiche di ufficio e procedure amministrative interne, un terreno su cui un errore dell'algoritmo produce un disagio ma raramente un danno che si vede.
Quello che cambia con il contratto sanità è il terreno su cui la regola si applica adesso. In un ospedale o in una Asl un algoritmo non gestisce solo pratiche di ufficio. Può intervenire su turni, carichi di lavoro, valutazioni di performance e persino su strumenti diagnostici che affiancano i medici, un ambito su cui lo stesso Il Sole 24 Ore ha raccontato separatamente gli obblighi di formazione previsti dal decreto di recepimento dell'AI Act, in vigore dal 2 agosto, che impone ai professionisti sanitari corsi di educazione continua anche sui profili etici e deontologici dell'uso dell'intelligenza artificiale. Un turno assegnato da un sistema mal tarato o una valutazione di performance basata su dati incompleti non restano un problema amministrativo, toccano la qualità dell'assistenza e il benessere di chi lavora a contatto con i pazienti. È per questo che la stessa regola, applicata altrove per anni senza troppa attenzione, qui diventa una notizia, e non un dettaglio tecnico del rinnovo contrattuale.
L'informativa preventiva non è un modulo da firmare
Il meccanismo concreto previsto dal contratto è quello dell'informativa preventiva. Prima di introdurre un sistema di intelligenza artificiale o un algoritmo automatizzato che incide sul rapporto di lavoro, l'azienda o l'ente deve comunicare ai dipendenti le finalità del sistema, gli ambiti di utilizzo, i dati trattati, il livello di accuratezza e di sicurezza informatica, e le possibili conseguenze sull'organizzazione del lavoro e sulla valutazione della performance. Il contratto introduce inoltre due nuove figure, un referente per la cybersicurezza e un Disability manager dedicato all'inclusione, segno che il tema non si esaurisce nella sola intelligenza artificiale ma tocca l'intera gestione digitale del personale.
Si potrebbe obiettare che si tratti di un adempimento burocratico in più, un modulo che le direzioni del personale impareranno presto a compilare senza cambiare nulla nella sostanza. È un'obiezione fondata, e capita spesso di vederla confermata quando un'azienda tratta un obbligo di trasparenza come una formalità da smaltire piuttosto che come un'occasione per capire davvero cosa sta introducendo. Ma la clausola ha un effetto che vale indipendentemente dalla buona fede di chi la applica, obbliga chi introduce un sistema a scrivere, prima di usarlo, a cosa serve e su quali dati si basa. È un passaggio che nella maggior parte delle piccole e medie imprese italiane semplicemente non esiste, non perché manchi la volontà ma perché nessuno lo ha reso un passaggio formale del processo di adozione. Un passaggio che non esiste per iscritto, quando arriva un contenzioso o anche solo una domanda scomoda di un dipendente, si scopre che non esisteva nemmeno nella pratica.
Cosa cambia per chi non lavora in un ospedale
Le imprese private non sono vincolate da questo contratto collettivo, ma il principio che contiene non ha bisogno di una legge per essere adottato. Un'azienda può scrivere oggi, in una policy interna o in un accordo con i propri dipendenti, che un algoritmo può supportare una decisione ma non sostituirla, e che prima di introdurre un sistema che tocca il lavoro delle persone va spiegato a chi lo subisce come funziona e su quali dati si basa.
Nel lavoro quotidiano con le piccole e medie imprese capita spesso di incontrare il problema opposto. Un sistema per organizzare turni, smistare candidature o valutare la produttività viene introdotto perché risolve un problema pratico e urgente, e la domanda su chi risponde delle sue decisioni resta senza risposta finché non succede qualcosa che la rende urgente a sua volta, un errore, un reclamo, una verifica ispettiva. A quel punto il costo di scrivere le regole dopo è sempre più alto del costo di scriverle prima, perché nel frattempo il sistema è già entrato nelle abitudini di chi lo usa tutti i giorni.
Il contratto della sanità mostra che la strada più semplice non è aspettare quel momento. È mettere per iscritto, prima di attivare qualsiasi sistema, due cose sole, cosa fa l'algoritmo e chi tiene in mano la decisione finale. Vale per un ospedale con seicentomila dipendenti quanto per uno studio professionale con cinque persone. Non serve un decreto per cominciare a farlo, serve solo decidere di farlo prima che qualcun altro lo chieda.